Le nostre origini
Spesso nelle costellazioni familiari andando indietro nelle generazioni emergono storie di incesto familiare.
Ancora oggi i clienti vivono questa condizione con vergogna e giudizio morale.

In realtà sembrerebbe che all'origine della nostra specie Homo Sapiens ci sia proprio l'incesto.

Difronte alle innumerevoli evidenze fossili rispetto alla nostra genesi, qualcuno reclama ancora l'anello mancante. 
Ecco, non esiste nessun anello mancante in quanto la nostra specie non si è evoluta in linea retta dalla scimmia all'uomo. Gli antropologi da almeno 20 anni parlano di cespuglio evolutivo: partendo da un comune antenato 2 milioni di anni fa iniziò a svilupparsi un cervello sempre più abnorme che 200.000 anni fa portò all'Homo sapiens. Nel frattempo ci siamo incrociati innumerevoli volte con tutte le altre specie che aveano in varie ondate migratorie popolato il pianeta. Come lo stesso Darwin scrive nel 1871: "L'origine dell'uomo e la selezione sessuale."

La nuova specie si riconduce a una nuova regolazione nei tempi e nelle modalità dello sviluppo, l'encefalizzazione trova un nuovo equilibrio tra espansione encefalica e l'ossificazione della volta cranica, dalla forma bassa e allungata si passa alla forma globulare.

Stando ai reperti fossili l'Homo sapiens compare in Etiopia 200.000 anni fa. Inizialmente la popolazione è molto piccola: una fase arida nelle aeree tropicali causa una frammentazione dell'ambiente e l'isolamento della popolazione. Sono queste le condizioni ideali capaci di produrre una nuova specie che in tempi rapidi si confrontano con la specie madre.

Fonte: Giorgio Manzi "Ultime Notizie sull'Evoluzione Umana", 2017, il Mulino


Il nostro cervello

fonte: immagini National Geographic "Il Cervello - Decifrare e potenziare il nostro organo più complesso", 2017 Le Frontiere della Scienza, RBA Italia

 


L'OLFATTO

L’aumento delle dimensioni del sistema nervoso centrale, l'encefalizzazione, è intimamente connesso all'evoluzione umana.

I Neanderthal e la nostra specie Homo Sapiens hanno dei cervelli relativamente grandi, che però sono stati acquisiti in modo indipendente lungo traiettorie evolutive che si sono separate circa 500.000 anni fa.

Se per termini di quantità encefalica le due specie sono quasi indistinguibili, i loro distinti percorsi evolutivi hanno conferito ai Neanderthal un cervello a forma di palla da rugby e a noi una più tondeggiante, tipo palla da calcio.

Un cambiamento nella forma può indicare differenze funzionali di grande significato evolutivo.

La ricerca ha rivelato che nella nostra specie i lobi encefalici sia frontali sia temporali - coinvolti in funzioni linguistiche, mnemoniche e sociali - come pure i bulbi olfattivi, sono relativamente più sviluppati rispetto a quelli dei Neanderthal. In particolare le strutture che ricevono segnali olfattivi sono circa il 12% più grandi in Homo sapiens.

La dimensione dei bulbi olfattivi è legata alla capacità di distinguere fra odori diversi. Mentre gli stimoli provenienti da altri sensi attraversano i filtri corticali, l’olfatto mette direttamente in rapporto con l’ambiente esterno alcuni centri profondi del cervello.

 

I circuiti neuronali dell’olfatto sono collegati tramite il sistema limbico con quelli della memoria e delle emozioni. Questo fa comprendere perché siano così intensi i ricordi che conserviamo a lungo della relazione fra odori ed eventi sensibili della nostra vita o come l’olfatto possa influire su aspetti del nostro comportamento e della nostra socialità. Grandi bulbi olfattivi in combinazione con lobi temporali più sviluppati, inoltre, possono indicare una relazione con aspetti cognitivi, comportamentali e sociali.